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Un ritorno su poetame per scrivere dei fatti della notte tra martedì 7 e mercoledì 8 di questo anno, fatti che hanno catturato la fantasia dello scrivente e corroso l’ anima a tal punto che trattenere la rabbia, la frustrazione, le lacrime è solo masochismo.
Un piccolo animale, un curioso gioco del destino, una tragica fine.
Il giovane Batuffolo (nome di fantasia,n.d.r.), la cui già breve vita aveva donato così tanta felicità a una giovane famiglia di periferia, viene portato via dai suoi cari, stroncata la sua vita da un’auto in corsa troppo veloce, troppo puntuale. Il Gatto è un animale simpatico: gioca con i bambini, mangia gli altri animaletti, osserva con occhi enormi e sognanti; ruba il cibo da tavola, difende i deboli e lacera le membra dei malvagi. E’ una creatura che ascolta, si muove, punta, ferisce; non conosce scrupoli: fierezza e determinazione sono l’ombra del micio, pulizia e disciplina la sua lingua, fuoco selvaggio i suoi occhi. Ma Batuffolo è un animale che intenerisce, vibra (fa le fusa) e ama dormire molto. Lo spirito eterno del gatto è tuttavia un’altro: avventura, lotta contro i membri della sua stessa specie e cicatrici testimoni di una vita vissuta e Batuffolo lo sa. Un’ultima cena con scatolette prelibate, un ultimo sguardo ai suoi cari che lascierà in pensiero un’altra notte ancora a caccia di una vita. Addio Batuffolo, non ci siamo mai conosciuti ma mi eri divenuto caro, e ai Suoi cari che sono ora privati del calore di un Amico. Ma il gatto doveva fare la vita del Gatto, l’uomo che l’ha ucciso ha ucciso il Gatto.
Un addio da Shinji e da Kaworu.
Il manga che prenderò in considerazione oggi è Naruto. Apparso ai miei occhi per caso, ha destato da subito il mio più sincero disprezzo per la sigla terribile, il protagonista montato e gli evidenti richiami a serie di maggior successo. Una vera schifezza! il cattivo di turno, il buono ma scemo, il tenebroso a caccia di vendetta, la pupa stupida e insopportabile quanto il protagonista…La trama è quella di sempre: le difficoltà uniscono ciò che prima era separato e il cammino dei protagonisti porta alla maturità. E’ questo il punto forte della serie e ciò che redime lei e poche altre tra tutte le schifezze che si trovano in giro. Il tema della maturità, che compare in molte produzioni giapponesi, assume in Naruto funzione di ponte tra la cultura orientale e quella occidentale rendendo possible alla seconda una semplice comprensione della prima senza perdere nulla e anzi guadagnando un mondo bello perchè diverso ma soprattutto utile. Non mi soffermo qui sul Naruto come ponte tra mondi simili e diversi quanto sull’utilità che i concetti del manga hanno sul lettore occidentale se presi a prestito. Nel nostro mondo(che presto diverrà il mondo di tutti data la globalizzazione imperante) sovrappopolazione, ritmi frenetici di lavoro, insomma il tempo è denaro e non ti pago per cazzeggiare, l’individuo rischia una deindividuazione precoce e non scontata…
Se lo sforzo individuante si accompagna alla realizzazione personale, ai propri sogni, alla fatica che ci metti per farcela allora la lettura di quel bamboccio di Naruto può dare sollievo a quell’esercito di semi-deindividuati che brancola nelle città in cerca di se stessi o ciò che erano. E’ tipico del mondo degli adulti rimpiangere quello dei giovani non solo per le infinite possibilità del proprio triste presente ma anche per la perdita di quel mondo interiore che caratterizza i bambini e molti adolescenti. Credere in se stessi e farsi in 4 per raggiungere i propri obiettivi, essere padroni di virtù, costanza e fiducia negli altri sono temi sempre meno adottati nel panorama fumettistico a favore del colore e dell’immagine, che una volta veicolo del concetto, oggi il concetto veicolo dell’immagine.
Il manga è carino dopotutto. Soprattutto per gli appassionati dei ninja.
Se stai leggendo questo post significa che non hai molto da fare. Sei ricaduta proprio qui! Perchè non chiami i tuoi amici ed esci da questo guscio? Non puoi più farlo, hai escluso tutti quelli che rendevano il tuo un mondo incerto e pieno di ambiguità! Sei forte nel tollerare la solitudine, in pochi riescono a tirarsi fuori così bene dai rapporti umani come hai fatto te. Sei un animale che morde per paura di essere schiacciato. Sei una bestia anche nel trattare gli altri. Pensa a questo tu che ti ritieni…
Sei una delle persone che mi ha piu’ stimolato a essere me il tanto che basta per non essere te. Siamo simili. E mi fa incazzare vederti così…hai visto, non hai capito, ti sei crocefitta per niente. Ritrova cio’ che hai perso, riconquista i tuoi affetti anche se questo “significherà smarrire le tue parole o anche venire sommersa dalle parole degli altri”.
“Ho l’impressione che là ci fossero soltanto cose che detestavo, quindi non credo di aver fatto male a fuggire…ma non ho trovato ciò che volevo neanche nel luogo in cui mi sono rifugiato perche’ non c’ero più io e quindi era come se non ci fosse nessuno. Un giorno sarò di nuovo tradito e abbandonato. Però ho deciso di rincontrarvi ancora perchè credo che i sentimenti di quei giorni fossero reali”.
Speriamo! Arrivederci!
Sono depresso e incazzato. Continuo a passare giornate noiose in attesa che le mie capacità (peraltro inesistenti) vengano valutate da signori che pago perchè mi riconoscano “competente”. Non mi piace ma mi adeguo.
Mi adeguo talmente tanto a tutto e a tutti (situazioni esistenziali comprese) che rischio di perdere la mia identità. Figata vero? La mia identità sta divenendo esclusivamente “sociale” in modo che tutti sappiano cosa sono e in modo che io stesso sappia quale domani mi sta aspettando! Tutta questa prevedibilità uccide quel poco di unico che mi rimane e presto diverrò come tutti: dirò “ficaaata” quando succede qualcosa di bello, lascerò il linguaggio verbale per quello preneanderthaliano, scopo della mia vita sarà piazzare la matranga nei buchi delle gnocche che tanto non me la danno. Non mi piacerà ma dovrò adeguarmi. Ci saranno anche cose positive però: un sacco di gente riconoscerà la mia esistenza e mi ricorderanno per le grandi sbronze e i sogni bucaioli impossibili. Ficaaata! Sapete? Comprerò 2 casse giganti da piazzare in macchina e poi andrò ai ruduni ad esibire la merce. Comincerò a collezionare tubetti di gel per capelli (capelli che non avrò più visto il consumo eccessivo di steroidi e in seguito controsteroidi nel tentativo di ripristinare la una volta folta capigliatura). Colorerò il mio corpo di tatuaggi, scriverò la mia unicità sul culo e la cagherò una volta al giorno.
Non mi piace per niente.
Risposta dell’io del dott. Kaworu:
I(o)K(aworu)- Sei un cretino. Il bisogno di sentirsi unici non e’ mica solo tuo sai?
K(aworu manifesto)- Certo che lo so! Ma se lo stesso bisogno di unicità che provo adesso è in comunione con gli altri l’ unicità non esiste!
IK- Stiamo parlando su 2 livelli diversi. Quel che dici e’ vero ma dimentichi i CONTENUTI dell’ unicità!
K- Forse hai ragione tu. Ma a pensarci meglio l’unicità non e’ una cosa così bella: se io fossi eccessivamente unico nessuno riuscirebbe a capirmi e io non capirei nessuno. Sarei completamente solo.
IK- Si e’ vero. La solitudine e’ il prezzo dell’ unicità (e della diversità) ma tu non sei nè completamente unico nè completamente conforme agli altri. La tua unicità sta persino nel grado con cui queste due dimensioni si articolano tra loro; la tua conformità sta nel fatto che le tue seghe mentali non sono solo tue.
K- Su questo nutro dei dubbi cmq spero davvero tanto di non essere così unico!
IK-(forse ho esagerato…)
K- Che hai detto?
IK- Nulla nulla! piuttosto…perche non ci fumiamo una bella sigaretta?
“Io credo che se il diavolo non esiste e se, quindi, è stato l’uomo ad inventarlo, questi l’ha creato a sua immagine e somiglianza”.
E ora tocca a Te rispondere a questa citazione. Riuscirà quel poco di poetame che è in te a svelare falsità, ambiguità e verità di questa affermazione?
Questo tipo di vivace “distruzione” vede coinvolte tutte quelle persone che odiano i propri compari capodannici. Perchè l’uomo odia i propri simili particolarmente in occasione di questo evento? Perchè alcune persone piuttosto che altre? Perchè sto scrivendo tutto ciò? Comincerò col rispondere a quest’ultima domanda (posta da me stesso peraltro). Un genere di aspettativa condivisa come questa produce nella testa di ogni membro capodannico uno stress iniziale che aumenta proporzionalmente per ogni cosa che non va.
Le cose che non vanno:
- La tua ragazza ha preso un periodo di pausa relativo alle festività per poter più agevolmente farsi il tuo migliore amico.
- Hai ordinato 15 Kg di gelato alla menta.
- Hai la diarrea.
- Intorno alle 4 ti scopri un dito nella mano sinistra che non avevi mai notato.
- Hai paura della ragazza che stringe un drink con la coda.
- Ti credi David Copperfield.
- Sei un personaggio di Neon Genesis Evangelion.
- Non ti piacciono gli angoli della stanza.
- Forse sei tornato in Matrix.
- Qualcosa sta cambiando ma tu te ne sei accorto.
- Stai bene, lo sai e tutti lo sanno.
- Ti chiedi cosa sia un Tachione.
- Percepisci la distorsione temporale in atto.
- Gli altri non riconoscono la tua esistenza.
- La ragazza alta, magra, capelli neri, faccia da formichiere TI ODIA.
- Ma tu sei un Pappa Formichieri da 15 minuti.
- Hai bisogno di un prete.
- Temi i tuoi connazionali.
- RICORDATI CHE DEVI MORIRE.
- Ti congiungi erroneamente con il formichiere.
Queste “cose che non vanno” sono particolarmente dannose per ogni festività specie il periodo capodannesco. Chiunque avesse proprie esperienze da raccontare può contattare Me, dott. Kaworu.
Saluti, al prossimo aggiornamento.
Sarà inoltre da oggi disponibile la posta del cuore gestita dal dottor Kaworu. Chiunque voglia scriverGli otterrà risposta ragionevole e sensata.

