“conviene fare in fretta, imparare rapidamente, bisogna arrivare, quindi presto presto, facciamo presto!

“muoviamoci, forza, ‘è tardi è tardi è tardi!’ mi ripetono ossessivamente degli strani individui che mi stanno sempre intorno – non ho idea di che cosa abbiano a che fare con me, pare che loro si definiscano la mia ‘famiglia’..chissà che significa, ma non importa non posso perdere troppo tempo a pensare a queste quisquilie, devo impegnarmi devo fare ma fare soltanto qualcosa che produca altro fare, non mi permettono di fare il non-fare, non capisco/no i paradossi che a me piace pensare di sfuggita appena ho un briciolo di tempo libero (libero?) – come quello del teorema secondo cui più si produce un prodotto, destinato alla soddisfazione di un bisogno primario, scadente, più è necessario fabbricarne, pensate le scarpe, più sono scadenti prima si consumano più bisogna comprarne più bisogna produrne – è geniale!

“io amo i paradossi, a volte vorrei che dio esistesse solo per provare il paradosso dei paradossi – cioè ciò che va oltre l’apparenza di ciò che va oltre l’apparenza; per fortuna non funziona la moltiplicazione algebrica dei segni con l’italiano (davvero?) sennò a questo punto saremmo ritornati all’apparenza da cui siamo partiti.. (il che in effetti sarebbe un successo per i panteisti) – ehi un momento, ‘ciò che produce il suo contrario’ è la definizione real-nominalista del paradossale, anche l’algebra è paradossale!

“il mondo è un paradosso intrecciato di paradossi e non mi sono mai reso conto di tutto il divertimento che mi circondava!

“ma come ho fatto? Che cosa diavolo ero impegnato a fare?? ah già, dovevo fare il fare, anche ora devo fare il fare, ma posso farlo paradossale, allora forse anche il non-fare – no no, il non-fare non può essere paradossale, lo afferma la legge dell’O zio Salvatore, allora non è di questo mondo quindi non è possibile fare il non-fare ma allora..”