Un ritorno su poetame  per scrivere dei fatti della notte tra martedì 7 e mercoledì 8 di questo anno, fatti che hanno catturato la fantasia dello scrivente e corroso l’ anima a tal punto che trattenere la rabbia, la frustrazione, le lacrime è solo masochismo.

Un piccolo animale, un curioso gioco del destino, una tragica fine.

Il giovane Batuffolo (nome di fantasia,n.d.r.), la cui già breve vita aveva donato così tanta felicità a una giovane famiglia di periferia, viene portato via dai suoi cari, stroncata la sua vita da un’auto in corsa troppo veloce, troppo puntuale. Il Gatto è un animale simpatico: gioca con i bambini, mangia gli altri animaletti, osserva con occhi enormi e sognanti; ruba il cibo da tavola, difende i deboli e lacera le membra dei malvagi. E’ una creatura che ascolta, si muove, punta, ferisce; non conosce scrupoli: fierezza e determinazione sono l’ombra del micio, pulizia e disciplina la sua lingua, fuoco selvaggio i suoi occhi. Ma Batuffolo è un animale che intenerisce, vibra (fa le fusa) e ama dormire molto. Lo spirito eterno del gatto è tuttavia un’altro: avventura, lotta contro i membri della sua stessa specie e cicatrici testimoni di una vita vissuta e Batuffolo lo sa. Un’ultima cena con scatolette prelibate, un ultimo sguardo ai suoi cari che lascierà in pensiero un’altra notte ancora a caccia di una vita. Addio Batuffolo, non ci siamo mai conosciuti ma mi eri divenuto caro, e ai Suoi cari che sono ora privati del calore di un Amico. Ma il gatto doveva fare la vita del Gatto, l’uomo che l’ha ucciso ha ucciso il Gatto.

Un addio da Shinji e da Kaworu.