Piove, fa quasi freddo. Piove fitto, ma fine, e mi fa venire in mente una scena di Braveheart in cui qualcuno dice “oggi piove quasi verticale, c’è bel tempo” o qualcosa del genere; non ricordo esattamente, non mi era nemmeno piaciuto molto quel film.

Piove, e fa freddo. Sfrutto lo stereotipo della tazza di tè caldo fra le mani, ma senza la coperta buttata sulle spalle; ho voglia di ascoltare Leonard Cohen, ma ho perso il suo album che preferisco. Provo a studiare, ma mi distraggo subito. Mi metto al piano, ho le dita un po’ intorpidite, il mio carattere incostante non mi aiuta in questa giornata grigia e bigia di cui non capisco che farmi. Pazienza, aspettiamo che il tempo passi. Bighellono per casa con il gatto, giro una sigaretta che non ho voglia di fumare, approdo di nuovo alla scrivania. Apro l’agenda, controllo per l’ennesima volta i miei (perlopiù inutili) impegni della settimana, dò un’occhiata al computer, accendo la radio e controllo le e-mail – niente che non avrebbe potuto aspettare di essere letto sino a domani,

ma in una giornata del genere tutto sembra un po’ fuori luogo.