Inizialmente intitolato solo “M”(Murder) , venne poi ampliato in “M, il Mostro di Dusseldorf” il celebre film del 1931 del regista tedesco Fritz Lang. Riporto la sequenza iniziale
Inizio film: titolo e autore, di sottofondo solo una musica extradiegetica, un fischiettio allegro e spaventoso allo stesso tempo. E’ il primo film in cui Lang utilizza il sonoro, ovvero la riproduzione tecnologica del suono e non più comed elemento esterno, dopo il suo avvento nel 1927. Prima immagine: l’inquadratura è perfetta, Lang ha sistemato geometricamente i personaggi mettendoli in cerchio e ha diviso il piano in due parti, attraverso una bambina in centro che ripete una filastrocca in cui si nomina un certo” uomo nero che sta arrivando e taglia a pezzi”. L’immagine si sposta verso l’alto e una signora affacciata dal balcone grida di smettere di cantare quella malefica tiritera. L’inquadratura successiva è un interno, si vede la medesima signora che bussa a una porta e un’altra signora che fa la sua prima comparsa in scena; non sappiamo ancora chi sia, il regista non dà informazioni per il momento. Parlano di un certo “assassino”. La scena prosegue: la donna rientra in casa e guarda l’orologio, il primo dei due elementi narrativi importanti. Segna mezzodì. la donna sorride. A questo punto con un sapiente montaggio, Lang apre un’altra inquadratura, si vede l’uscita di una bambina da una scuola elementare . Scene apparentemente scollegate, in realtà sincroniche. Il regista ci porta con stacchi organizzati magistralmente da un’inquadratura all’altra: da una parte la signora che guarda l’orologio a cucù mentre sta svolgendo le sue mansioni domestiche, dall’altra la bambina che cammina. Ma attenzione, in un’inquadratura la bambina sta per essere investita da un auto, preludio di ciò che accadrà in seguito. Intanto la signora mette a tavolo un piatto. E ora la scena principale: la bambina camminando fa rimbalzare la sua palla contro qualcosa, l’immagine si sposta verso l’alto per farci vedere cosa: è la taglia dell’assassino (quello di cui parlavano le due signore??) Ed ecco all’improvviso spuntare dal fuoricampo a destra un’ombra inquietante (il supra citato assassino??), che con la sua figura ricopre la taglia.”Che bella palla che hai!–come ti chiami?”. queste le parole tremendamente semplici che pronuncia. “Elsie Beckman” è la risposta; ora abbiamo una nuova informazione che ci sarà utile per la comprensione della prossima scena. Intanto la palla non rimbalza più, l’enigmatica ombra ricopre i 2/3 dell’inquadratura, segno della prevaricazione sulla bambina. Nuovo stacco, la signora guarda l’orologio con aria più seria di prima, poi si affaccia alla porta (il secondo elemento narrativo importante) e chiede a due bambine che stanno salendo le scale se Elsie è con loro; la risposta è negativa. Ora abbiamo tutti gli elementi intradiegetici per collegare le due figure: la signora è la mamma di Elsie, che sta aspettando il non-ancora avvenuto ritorno a casa, l’orologio e la porta inizialmente sono gli elementi della tranquillità, trasformatisi poi in elementi della speranza (del ritorno) e che presto diventeranno altro ancora. Inquadratura successiva: si vedono la piccola Elsie insieme ad un signore che le regala un palloncino, per altro a forma di bambino; l’assassino ha ora preso concretezza, ma ovviamente il regista ce lo fa vedere solo di spalle. Altro stacco: la madre ora più preoccupata sente il campanello suonare, forse la porta della speranza sta per diventare certezza del ritorno? Nulla, è il postino che recapita alla signora un nuovo romanzo e salutandola col cognome rincara la nostra dose di certezza. Il regista disponendo a strati le informazioni costruisce ingegnosamente il tessuto narrativo. La signora Beckman, madre di Elsie, rientra in casa: ora il suo volto appare decisamente preoccupato, la porta e l’orologio diventano gli elementi della disillusione/disperazione. Il tempo è trascorso, la madre getta un’ultima occhiata alla tromba delle scale, ma questa volta non c’è spazio per l’illusione; le scale sono vuote. E sono vuoti anche il cortile e il piatto riprese nelle inquadrature successive, in cui l’unico elemento vivo è la voce della madre che grida disperatamente il nome della figlia scomparsa.
Ultima scena splendida: inquadratura 1 la palla dal fuoricampo entra in campo, inquadratura 2 il palloncino in campo rimane impigliato tra i cavi della luce per poi uscire in fuoricampo. Con due semplicissime inquadrature, in chiasmo, Lang non ci ha fatto vedere, ma solo intuire la tragica sorte della povera piccola Elsie. Fascinans and terrible!